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Fan Fic amatoriali

lunedì 24 gennaio 2011

Storielle sulla panchina del parco

Visto la richiesta positiva, continuo XDXDXD!!! Buona lettura

Stanza Bianca


Guardo le mani totalmente bianche, sorpresa e intontita.
Ogni traccia di colore sembra scomparsa trascinandosi dietro anche il calore che le alberga.
Nella stanza dalla neutra tinta bianca, l'odore putrido di cadaveri aperti sembrava idolatrare il silenzio che li copre come una soffice e fastidiosa coperta.
Loro sono morti ma io, diavolo, come ci sono finita qui? E poi cos'è questo posto? un obitorio?
Una domanda dietro l'arltra si sussegue nella mia mente, attaccandosi a filamenti sconnessi di pensieri fumosi.
la luce al neon mi brucia gli occhi facendoli lacrimare per la troppa forza...
Con le dita intirizzite mi tocco la palpabra inferiore per scacciare la piccola goccia che cola dall'occhio e, appena l'ho raccolta, la stendo sul pezzo di lenzuolo che copre una parte delle mie gambe nude senza darvi imponza.
Sono nuda... un fastidioso sentore di vulnerabilità mi colpisce come un maglio sulla pelle esposta agli occhi dei cadaveri accanto a me.
Che ci faccio io qui?
Con il lenzuolo copro le nudità platealmente esploste e mi guardo intorno con maggior attenzione.
Bianco... tutto è bianco, sporcato dalla luce giallina delle lampadine accecanti.
Una finestrella e una porta trasparente bucano il muro immacolato, dandomi l'opportunità di dare uno sguardo al mondo che mi ha rinchiuso qua.
è così strano... tutto ha un'atmosfera di luttuosa dignità, dando alla morte quasi una veste dorata invece che nera e spaventosa. 
Aggiro corpi avvolti da candidi lenzuoli stesi su tavoli operatori senza guardarli, un po' schifata per ciò che la dea morte ha lasciato indietro.


Sotto i piedi nudi, il pavimento non mi sembra freddo, ma tiepido.
Respiro... mentre il cuore non batte. Forse non lo sento perchè i battiti sono lenti... si, dev'essere così... almeno spero.
Il panico sta per prendere il sopravvento, ma lo scaccio masticando con nervosismo la tenera carne della guancia, che non accenna a tagliarsi per fortuna.

Trasciandomi dietro il lenzuolo anonimo, raggiungo la porta.
Dietro di essa, il nulla... Guanti abbandonati, tute bianche accatastate  su appendi abiti in acciaio, stivali di gomma, strumenti chilurgici... non una persona al quale chiedere aiuto, o consiglio, o semplicemente chiedere se fosse il risultato di qualche cattivissimo scherzo creato per vendircarsi il giorno di questo stramaledetto san valentino.  
Nessuno... mi guardo intorno di nuovo e solo ora mi accorgo di una telecamera che mi fissa con insistenza.
Trattenendo per le unghie il panico che continua a crescere, m'allontano dalla porta cercando un'angolo dove poter coprire meglio il mio corpo, vergognosamnete nudo.
Un ronzio però, mi segue e alzando gli occhi vedo la telecamera seguirmi.
Sono spiata...

2 commenti:

  1. molto bello, verovero....

    e lascia tra le righe un sentore di vulnerabilità e perdizione che si mescola ad unsenso crescente di angoscia che aumenta man man che si rende sempre più conto di essere veramente sola senza possibilità di capire dove sia e dove siano tutti, e cosa sia veramente successo per ritrovarsi li...
    e perchè?.........

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  2. concordo con Supernatural!!! complimenti!!!
    a presto!

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